Quanti additivi biogas esistono, e perché usare quelli Cima

Il mercato offre una vasta gamma di prodotti qualificati come additivi biogas, ma la loro efficacia?

Negli ultimi tempi il mercato degli additivi biogas è particolarmente fiorente.
Si è riscontrato che i fermentatori spesso non riescono da soli a compensare i cali di efficienza apportati dall’introduzione di matrici e biomasse non perfettamente idonee, o gli scompensi provocati da fermo macchina per guasti o lavori di manutenzione straordinaria.
In aiuto ai fermentatori arrivano quindi gli additivi biogas, tra i quali Cima propone soprattutto preparati a base di enzimi, e in taluni casi composti da diverse fonti minerali.
Lavorare con prodotti naturali quali le miscele enzimatiche offre al conduttore di impianti una notevole serie di vantaggi.
Innanzitutto si può valutare, in base alla composizione del substrato di fermentazione, l’apporto di additivi biogas specifici. Un esempio è dato dal prodotto formulato per chi usa barbabietole da zucchero: esse hanno la caratteristica di contenere pectine, che legando le particelle d’acqua nel fermentatole rallentano la fuoriuscita del gas e un aumento dei tempi di miscelazione.
Sembrano particolari di poco significato, ma in realtà fanno la differenza tra un impianto in piena efficienza e uno che arranca, rincorrendo un’ottimizzazione di processo che senza additivi biogas non potrà mai essere raggiunta.
La straordinaria vitalità che caratterizza i diversi strati del substrato in miscelazione può essere aiutata e mantenuta con piccoli investimenti in prodotti di supporto, additivi che nella totalità dei casi ripagano rapidamente e con profitto la spesa sostenuta.


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