I ceppi di batteri lattici per insilati

Qualche chiarimento per quanto riguarda i batteri lattici per insilati

Si parla spesso di batteri lattici per insilati.
Talvolta se ne parla a sproposito, più frequentemente si ragiona invece in termini corretti grazie al fatto che oggigiorno si parla di un insieme di tecnologie consolidate e di una storia lunga ormai alcuni decenni.
Le prime esperienze concrete di selezione di specifici batteri lattici per insilati risalgono agli anni ’70 del secolo scorso, in contemporanea con applicazioni pratiche su foraggi trinciati e miglioramento delle tecniche di insilamento.
Il parallelo tra spiegazione razionale dei processi fermentativi tipici delle biomasse insilate e l’inserimento di inoculi in grado di condizionarli, portò inizialmente a una serie di clamorosi insuccessi, mitigati prontamente dalla professionalità di gruppi di studio internazionali che hanno portato in breve tempo alla selezione dei giusti ceppi di batteri lattici per insilati.
Nei primi momenti si parlava sostanzialmente di un solo ceppo: il Lactobacillus Plantarum, isolato da piante sane e selezionato scrupolosamente per ottenere un primo effetto conservativo biologico.
La sua funzione di base è la rapida trasformazione in acido lattico degli zuccheri naturalmente presenti nell’insilato. Questo processo garantisce un rapido abbassamento del pH, sottrae ossigeno e rallenta o, addirittura, impedisce la partenza delle fermentazioni indesiderate, quali la butirrica, in grado di rendere la biomassa, in certi casi, addirittura tossica.
Nel tempo sono stati effettuati numerosissimi studi migliorativi, fino ad avere oggi a disposizione decine di ceppi di batteri lattici per insilati, tanto da avere sul mercato prodotti dedicati a singoli tipi di foraggio o cereale da insilare, e fermentazioni ottimizzate per i diversi casi d’uso, quali l’alimentazione del bestiame o l’uso negli impianti di produzione del biogas.
 


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